18 anni. Una festa che non è uguale per tutti

Qualche giorno fa, una collega e cara amica mi ha portato in ufficio la pagina di un quotidiano riminese. L’intera pagina era stata utilizzata da una famiglia della nostra città per augurare al figlio, neomaggiorenne, buon compleanno. Aldilà del gesto, sicuramente affettuoso, ci ha colpito però il messaggio con cui i genitori facevano il loro augurio al figlio: “18 anni. Finalmente anche tu potrai guardare i film con il bollino rosso”.

Ora, non desidero sindacare sulla modalità e i contenuti del messaggio che, probabilmente, voleva semplicemente essere divertente e scherzoso. Spero che la famiglia protagonista della pagina di giornale non si risenta però se dico che il loro modo di fare gli auguri al figlio mi ha fatto riflettere.

La maggiore età dovrebbe essere, per eccellenza, il momento di una presa di coscienza e assunzione di responsabilità. A questa età trovano il proprio compimento doveri e diritti (per esempio il diritto di voto) che dovrebbero condurre sempre più i giovani a un positivo percorso di cittadinanza e pieno inserimento nella società.

Per molti giovani, poi, il diciottesimo anno è un traguardo tutt’altro che agognato perché, per i giovani “fuori famiglia” e affidati ai servizi sociali, coincide spesso con la fine di una presa in carico da parte dello Stato che può portare questi ragazzi, che già partono da una situazione di svantaggio, a sentirsi ancora più soli e in difficoltà.

Per altri giovani, quelli che chiamiamo “seconde generazioni”, il diciottesimo anno è anche il momento delicato in cui vedersi finalmente concesso, purtroppo dopo lunghi iter burocratici e non sempre dall’esito positivo, quel diritto di cittadinanza che, nei fatti, già vivono e sperimentano quali cittadini nati in Italia, seppur da genitori stranieri.

Sono solo alcuni esempi che però ci dicono chiaramente che anche compiere diciott’anni non è una tappa uguale per tutti.

 Quella pagina di giornale, involontariamente, può farci riflettere sul modello educativo che scegliamo di trasmettere alle giovani generazioni. Il vento della nostra società oggi soffia sempre più forte nella direzione dell’individualismo, dell’esaltazione delle qualità personali, della competizione sfrenata, del successo e della bellezza esibita a tutti i costi. Ma anche nei piccoli gesti e nelle scelte quotidiane possiamo ribellarci a questi modelli e promuovere invece quei valori della solidarietà sociale, della condivisione e del rispetto, della cura di chi è più fragile che stanno alla base di una società realmente accogliente e inclusiva. Sta a noi scegliere da che parte stare.

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4 thoughts on “18 anni. Una festa che non è uguale per tutti

  1. Condivido in pieno quello che scrive Silvia, in una forma garbata e propositiva che però non lascia adito a incertezze: il mestiere di genitore é quello di accompagnare la crescita di un figlio dandogli più strumenti possibile per affrontare la vita, a partire dal riconoscimento e dalla adesione a valori e a stili di vita che costituiscono un esempio quotidiano penetrante fin dalla più tenera età! Antonella, pediatra e mamma

  2. “Aldilà del gesto, sicuramente affettuoso, ci ha colpito però il messaggio con cui i genitori facevano il loro augurio al figlio[…]”
    Concordo col resto del post.
    Tuttavia, al di là di tutto e della battuta discutibile dei genitori, posso non essere politically correct, e dire che usare una intera pagina di giornale per fare gli auguri, secondo me, è una cafonata inaudita, buona solo per far vedere agli altri la “dimensione” del proprio portafogli, e credevo che fosse un’usanza ristretta solo a queste latitudini (Sud Italia)?
    Avrebbero avuto mille ed uno modi diversi di impiegare quei soldi in maniera più proficua, nonchè più elegante.

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